 Vittorio Emanuele II.jpg) | | Vittorio Emanuele II |
|  Caffè Canaja.jpg) | | Il Caffe di Canaja alla fine degli anni quaranta |
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Facciamo un passo indietro e torniamo al 1820, anno di nascita di Vittorio Emanuele II, Re d’Italia. Vittorio nasce il 14 marzo nel palazzo avito dei Savoia-Carignano, da Carlo Alberto di Savoia e da Maria Teresa di Lorena, figlia di Ferdinando III, Granduca di Toscana. Il grande Re, artefice della creazione del regno d’Italia, era anche un cacciatore incallito e per questo era solito, nei brevi ritagli di tempo che l’esercizio delle sue funzioni di governante gli lasciava, recarsi nelle sue riserve di caccia sparse per il regno ed anche in quelle dei nobili piemontesi e lombardi, per cacciare ogni sorta di animale si muovesse attorno a lui. In particolare, grazie alla sua peculiarità, era solito venire a caccia di anatre nel cosiddetto Lago di Sartirana, a quel tempo di proprietà degli eredi del Gattinara . Ora, dovete sapere che il guardiacaccia del lago era un tale Vincenzo De Ambrogi, nonno dell’ultimo proprietario dell’edificio che ospita ora il “Canaja, locanda con mescita”. Si racconta che un giorno d’inverno il Re si fosse recato a caccia in mezzo al lago, sopra ad un barcè, una sorta di barchino piatto utilizzato nelle lanche e nelle paludi lomelline per muoversi agevolmente anche in presenza di acque basse. Sul barcè si trovava il guardiacaccia, imbacuccato in un mantellone nero, con il fucile imbracciato pronto a far fuoco dopo il sovrano, in caso di eventuali debacle regali. Accadde allora che uno splendido germano reale si ponesse proprio di fronte alla doppietta di Vittorio Emanuele II il quale, senza indugio, tirò all’animale e lo abbattè. Sfortuna volle però che l’anatra finisse a qualche metro di distanza dal barchino, in un punto difficilmente accessibile se non calandosi nelle acque basse ma gelide del lago. Il re allora disse al De Ambrogi, in dialetto piemontese, ”valu piè “ (vallo a prendere! ), ed il guardiacaccia, di rimando: “a vaggh nent !” ( non ci vado proprio!). Valu piè, a vaggh nent, valu piè, a vaggh nent, alla fine di questo tira e molla l’ebbe vinta il guardiacaccia che non intendeva affatto prendersi un malanno entrando in acqua ed il Re allora sbottò: “At tsè propi un canaja!!!“ ( ma allora sei proprio una canaglia!!!). Da allora il soprannome regale ha accompagnato la famiglia sino al suo ultimo erede. Il bar, che la famiglia De Ambrogi ha gestito durante il periodo precedente la seconda guerra mondiale, era conosciuto come “ Il caffè del Canaja” e per questo ci è sembrato opportuno rinverdire gli antichi fasti riproponendo il soprannome nei termini attuali, fieri della sua estemporanea origine regale. |